GLI
AUTOSABOTAGGI
Con il termine autosabotaggi (o self-handicapping)
si indicano delle situazioni nelle quali limitiamo volontariamente il nostro
apporto di energia o impegno, in alcuni ambiti della nostra vita, precludendoci
possibilità di successo, per costruirci un "alibi" nella eventualità
di insuccessi. Servono a proteggere il nostro senso di autostima. Se ci impegniamo
poco, se non "spingiamo" al massimo le nostre possibilità,
o se rinunciamo a fare una scelta, abbiamo un alibi nel caso di insuccesso,
perché potremo sempre dire a noi stessi, e agli altri: "Se mi fossi
impegnato al massimo sarebbe andata diversamente". Se invece ci impegnassimo
al massimo delle nostre possibilità nel caso di insuccessi non avremmo
alibi.
Esempi di autosabotggi sono il procrastinare -
che è una delle strategie di autosabotaggio più frequente-; lo
stabilire obiettivi irraggiungibili o troppo facili - che consente di attribuire
l'eventuale fallimento o riuscita alle caratteristiche dell'obiettivo -; il
ritiro dell'impegno; la rinuncia a fare una scelta - infatti rinunciando a scegliere
non ci esponiamo al rischio di fare scelte sbagliate! -; più in generale
tutti quegli espedienti che possono compromettere l'efficienza fisica o intellettiva,
abbassando le possibilità di riuscita, ma allo stesso tempo fornendo
un alibi nel caso di insuccesso. Le occasioni in cui l'uso di autosabotaggi
è certamente più frequente sono quelle competitive o di cruciale
importanza, quando "la posta in gioco" è più alta.
La funzione delle
strategie di autosabotaggio è quella di sostenere una immagine positiva
di sé. L'anticipazione di una giustificazione al possibile fallimento,
infatti, consente, in caso di insuccesso, di proteggere l'autostima e l'immagine
di sé e, in caso di successo, di incrementare l'autostima, acquistando
maggiori meriti.
Allo stesso tempo le strategie di autosabotaggio limitano le nostre possibilità
di successo, in quanto "rinunciamo a scendere in campo", e possono
impedire l'emergere di nostre capacità.
Attraverso il coaching una persona può essere aiutata a prendere coscienza
di propri meccanismi di autosabotaggio, e a scegliere delle strategie più
funzionali ed efficaci per realizzare i propri obiettivi.
Il primo step
per superare
il blocco di eventuali autosabotaggi è quindi quello di prenderne coscienza.
Prova a ritagliarti un quarto d'ora del tuo tempo per pensare agli eventuali
autosabotaggi che stai attuando nella tua vita (considera che tutti ne attuiamo
qualcuno!). Puoi aiutarti nella riflessione ponendoti le seguenti domande:
- Attualmente, quali opportunità che non sto sfruttando ho a portata
di mano? Cosa mi sta frenando?
- Fino ad ora in quale percentuale (da 0 a 100) sento di aver sfruttato le mie
qualità e capacità? Cosa mi aiuterebbe ad arrivare al 100%?
- Ci sono ambiti della mia vita in cui potrei fare di più? Quali?
- Ci sono scelte che so dovrei prendere ma che sto evitando di prendere?
- Ci sono obiettivi o decisioni che sto procrastinando?
Il secondo step è
quello di mettere bene in evidenza rischi e opportunità insiti nelle
azioni o nelle scelte che stai rinunciando a fare. Prova a porti le seguenti
domande:
RISCHI: Cos'è che mi sta frenando? Quali sono i rischi che correrei se
"andassi fino in fondo"? Nella peggiore delle eventualità cosa
potrebbe accadermi? (distingui bene il fatto che potrebbe accaderti dalla interpretazione
che tu dai del fatto) Ci sono altre interpretazioni che potrei dare di questo
fatto? Ci sono delle cose che potrei fare, o che potrei fare diversamente per
limitare l'entità di tali rischi?
OPPORTUNITA': Quali sono le opportunità che mi sto perdendo rinunciando
a dare il massimo di me stesso? Cosa riuscirei ad ottenere se tutto andasse
per il "verso migliore"?
Infine prova a pensare se ci siano delle "strade
alternative" che ti permetterebbero di sfruttare le opportunità,
senza incorrere nei rischi che hai evidenziato sopra.
Inoltre c'è un aspetto che merita una particolare attenzione: talvolta
l'insoddisfazione, la frustrazione o l'ansia che si provano di fronte a insuccessi
o a errori derivano dal fatto che non ci si è concessi la possibilità
di sbagliare. Questo accade in particolar modo quando interpretiamo l'esito
e i risultati di nostre azioni come un "verdetto"
su di noi e sulle nostre capacità. Interpretando i nostri insuccessi
come un fallimento personale è normale che siamo spinti a "fare
le cose perfettamente". Le persone invece provano una minore ansia o frustrazione
di fronte a propri insuccessi quando interpretano gli esiti e i risultati delle
proprie azioni come un "feedback" sulle
proprie prestazioni, non su loro stessi; in altri termini, gli errori non vengono
interpretati come "verdetti" sulle proprie abilità, ma come
segnali di strategie o impegno inadeguati, che possono aiutare ad "aggiustare
il tiro". Queste persone sono quindi spinte dalla motivazione di "imparare,
migliorare, scoprire qualcosa di nuovo", piuttosto che di "fare qualcosa
perfettamente". Quindi se di fronte a determinate possibilità o
opportunità proviamo l'ansia del possibile insuccesso (che ci porta ad
autosabotarci) potremmo provare a cercare delle interpretazioni diverse di questi
insuccessi: la vita è una "palestra", e gli errori che commettiamo
sono i nostri migliori alleati, perché ci aiutano a migliorarci e a capire
dove "correggere il tiro"; le nostre abilità non sono delle
entità fisse, ma sono "forgiate" dalle nostre esperienze; maggiori
sono le esperienze che facciamo maggiori sono le possibilità di crescita
personale e di automiglioramento.
.
Daniele Mattoni